Recensioni

Si presenta immediatamente un problema quando si tenta un approccio teorico alla materia sanitaria. La materia sanitaria è un crocevia di competenze trasversali, un’autostrada a più corsie. Diritto, programmazione sanitaria, informatica, ingegneria, economia aziendale e tutto il mondo dell’integrazione socio sanitaria, tanto per dirne alcune.
Una materia strana, impalpabile e fumosa, per la quale occorrono approcci di natura totalmente differente. Qualsiasi operazione di sintesi è un po’ come azzardare un viaggio verso una nebulosa spaziale. Prima di partire la osservi da lontano e ti sembra qualcosa di concreto. Man mano che ci si avvicina perde definizione.
Si tratta di una questione di non poco conto, questa sua struttura amorfa, perché è la ragione per cui sul mercato non esiste alcuno strumento didattico e/o metodologico veramente esaustivo. Né manualistico, né di settore, per come la vedo io. E questo, a catena, non fa che alimentare un gap tipico della sanità pubblica, ovvero la difficoltà di una programmazione della formazione degli operatori e la conseguente mancanza di una loro solida cultura di base.
Non si intende qui la loro cultura di provenienza, che sia medico-clinica o giuridica. A quella, senza polemica alcuna, pensano già altre agenzie formative, come le Università. Penso piuttosto a una formazione che renda quegli stessi contesti culturali di provenienza in grado di supportare gli interventi nella sanità pubblica. Che metta questi contesti nelle condizioni di dialogare tra loro per trovare punti di accordo e percorsi comuni.

È per questo che qualsiasi tentativo in questo senso è e deve essere salutato con enorme favore. E che, pertanto, il volume di Bice Previtera “L’integrazione Ospedale-Territorio nel sistema sanitario nazionale” è un’impresa molto coraggiosa.
Si inserisce, come si diceva, nel contesto desertico di una mancanza di validi supporti formativi, ma in realtà bastano poche pagine per capire quanto riduttivo sia considerare il lavoro di Bice Previtera semplicemente un compendio della materia sanitaria. Il volume è ben altro che un semplice manuale.

Bice realizza la “quadratura del cerchio”, letteralmente quel “sapere avente forma circolare”, dell’Enciclopedia nel secolo dei lumi. Completo in senso quantitativo e rigoroso nell’esposizione, in un’impostazione classica e tradizionalmente didattica. Il lavoro si apprezza per esempio per la sua completezza giuridica, con un’amplissima rassegna commentata di leggi e di giurisprudenza massimaria fondamentale su tutti gli argomenti sanitari (e aggiornata continuamente tramite rimandi al sito personale della studiosa). Si apprezza per la rigorosità e l’approfondimento ravvisabile in tutti gli argomenti trattati dal manuale, da quello amministrativo-gestionale a quello sociologico, da quello medico-sanitario a quello storico. Con contributi di altissimo livello (sempre citati) di studiosi dei singoli approcci. Ma non solo. Gli aspetti trattati non sono compartimenti stagni, ma sono riletti proprio alla luce del centro argomentativo che ne rappresenta la vera e propria forza centripeta: il rapporto tra Ospedale e Territorio.

Non è un mistero che gli interessi di studiosa dell’autrice ruotino da qualche tempo proprio su questo aspetto della sanità, che per forza di cose e di logica rappresenterà il core della programmazione futura. Bice Previtera è in grado di costruire un’analisi dettagliata di tutti gli elementi fondanti questo rapporto. Approfondisce singolarmente realtà territoriale e ospedaliera, passa in rassegna le criticità spinose in materia di integrazione sociosanitaria, ci rende conto persino del disegno futuribile e, ancora non del tutto chiarito, delle reti cliniche.

Ma la cosa non finisce qui, anche se tanto basterebbe per rendere il volume almeno accademicamente appetibile. C’è dentro la politica dibattuta, di fronte alla quale l’autrice non esita a prendere posizione in quanto a correttezza nell’allocazione e nell’utilizzazione delle risorse pubbliche, ci sono i traffici delle organizzazioni malavitose, c’è il malcostume nella pubblica amministrazione, la cui denuncia da parte dell’autrice costituisce una coraggiosa presa di posizione, c’è la speranza e il rimpianto, come testimonia la lunga e affascinante ricostruzione del percorso basagliano nel capitolo dedicato alla salute mentale. C’è in una parola il cuore, oppure l’anima, se si preferisce. Bice Previtera conosce bene gli argomenti trattati e ha il coraggio di rimanere se stessa. Chi la conosce al di fuori dei contesti lavorativi sa che è una persona dotata di intelligenza, di curiosità eclettiche e di forti capacità. Sia quando compone (e compone piuttosto bene) poesie, sia quando venga chiamata, come medico e manager, a parlare e trattare di sanità. Proprio questa strana capacità dell’autrice di dire le cose come le dice lei rende la trattazione del volume completa negli argomenti, ma allo stesso tempo godibile come un romanzo, o come una lunga inchiesta giornalistica. Ci si appassiona con lei o ci si indigna con lei. E si scopre che esiste un modo molto diretto di dire le cose, senza reticenze, anche se appartenere alla classe medica ed essere profondamente siciliana come lei potrebbe ingenerare la strana idea che possano costituire un ostacolo. Bice il sistema lo conosce molto bene perché ci lavora quotidianamente. È battagliera e difende con energia e forza la salute dei cittadini. Presta giuramento a Ippocrate e ha un’impostazione del lavoro assolutamente manageriale. È attrezzata per il futuro, ma soprattutto è profondamente siciliana e innamorata della sua terra.

È troppo facile, a questo punto, parlare di come la sanità stia cambiando in questo nostro tempo. Di come logiche all’infuori che la salute dei cittadini sembrano prevalere. Ma proprio in momenti come questi in cui fare sanità sembra essere un lusso, ci si accorge della forza provocatoria di un lavoro come questo. Penso a quello che una volta Paolo Poli disse in un intervista, parlando di come si porta un testo classico a teatro. Affermò che per dissacrare Medea bisogna studiare a fondo il testo di Euripide e interpretarlo alla perfezione. Proprio per questo, ritengo che il lavoro di Bice sia esso stesso un atto di denuncia contro chi tenta di mettere le mani nella riorganizzazione di un settore che spesso non conosce o conosce con molta superficialità.

Dott. Luigi Sfredda

Responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche Area Vasta n. 2 di Ancona, Sede di Ancona

Pubblicato il 26 gennaio 2014 da: ilmiogiornarnale.org

A 35 anni dalla riforma sanitaria: luci ed ombre evidenziate a cura della dottoressa Bice Previtera

Un interessante excursus nel mondo della Sanità italiana

Ogni volta che si entra nel merito della Sanità pubblica (e/o privata) non si può fare a meno di citare l’art. 32 della Costituzione, divenuto ormai un “mito”. Tale articolo, ricordiamo, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ma come si è evoluto questo diritto (inalienabile… nonostante la spending review) nel corso dei decenni? Naturalmente la nostra civiltà è in progress grazie anche a quanti si sono prodigati in tal senso, come si evince dal corposo volume L’integrazione Ospedale-Territorio nel Sistema Sanitario Nazionale – Dalla legge 833 del 23 dicembre 1978 ad oggi, mille pagine e altrettanti allegati (per ora on-line), Armando Curcio Editore, 98,00 euro, di Bice Previtera. L’autrice, messinese di nascita, è medico residente nelle Marche, specialista in Neurologia, in Biochimica e Chimica clinica, consigliere dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Ancona (ma anche poetessa), e ha dato alle stampe quest’opera che, per certo versi, potrei definire faraonica proprio perché, attraverso un’approfondita analisi storica, ha inteso ripercorrere la copiosa normativa che ha portato luci ed ombre nella sanità italiana. Un excursus attento nei particolari e nei dettagli sottolineando più volte i molteplici progressi sia sotto l’aspetto della organizzazione che quello delle prestazioni e delle erogazioni dei servizi, all’interno di un “pianeta” che comprende la più variegata esistenzialità ospedaliera e più estensivamente territoriale.

I numerosi capitoli, seguiti da citazioni e richiami e vari aneddoti, mettono in risalto non solo le indubbie efficienze (ed eccellenze), ma anche le criticità (ormai a tutti note) di un Sistema sanitario ritenuto tra i migliori al mondo; in particolare le relazioni “non lineari” fra bisogni e modelli assistenziali, e con essi le molteplici variabilità e discrezionalità a volte a scapito della certezza e quindi della appropriatezza delle prestazioni, quali ulteriori complessità del sistema. Questo lavoro, assai complesso, sviluppa in modo particolarmente approfondito l’integrazione ospedale-territorio, rilevando con documentata obiettività l’importanza della triade Prevenzione-Cura-Riabilitazione; obiettivo che, nell’intento del politico prima e del legislatore poi, intendeva concentrare il massimo della garanzia assistenziale nel post acuzie, contribuendo così a “ridimensionare” i costi legati al “parco ospedaliero” e rafforzando nel contempo una più diretta (meno dispersiva) assistenza ai pazienti anche cronici che, va detto, non rappresentano una categoria sociale in quanto la disabilità è insita nella condizione umana, particolarmente fragile e quindi esposta a imprevisti.

Concentrando l’attenzione su questo “filone” del libro, il lettore percepisce una realtà oggi sempre più presente sia dal punto di vista numerico che da quello della gravità, alla quale dovrebbe rispondere il SSN che, pur avendo destinato fondi (per la verità non a sufficienza) a tutela della persone disabili e/o malati cronici, presenta non poche criticità.

Tra queste, una serie di disposizioni normative le cui procedure sono in gran parte inadeguate e spesso disorganiche per il riconoscimento, ad esempio, delle condizioni di invalidità e il relativo trattamento… «Esso – spiega, tra l’altro, l’autrice – deve privilegiare quegli ambiti rilevati come efficaci in termini di miglioramento di appropriatezza e qualità delle cure individuali e delle attività di promozione della salute e prevenzione collettiva rivolte ai cittadini, in uno scenario nazionale e internazionale che indica come impostazione per il futuro la “medicina di popolazione”, tesa ad affrontare il primo anello della catena e quindi i determinanti sociali di salute». Scorrendo altri capitoli molte pagine sono dedicate alla economia sanitaria, ai modelli di governance, al ruolo del management, alle Reti, alla collaborazione tra pubblico e privato e ad altro ancora; un intero coinvolgimento che non può non richiamare, a mio avviso, l’attenzione sul concetto del federalismo sanitario, una “piaga” che soprattutto in questi ultimi anni ha contribuito a rendere la sanità più diseguale e “instabile”, pur mantenendo sostanzialmente il rispetto del diritto del paziente e quindi della Persona. Ciò nonostante “rievocare” l’evoluzione normativa e applicativa della nostra Sanità non può che renderci più orgogliosi di una nobile conquista, non solo dal punto di vista del diritto ma anche da quello del rispetto della dignità umana. E, in questo senso, la dottoressa Previtera ci ha favorito in modo a dir poco esaustivo.

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

Da: Sistema Salute. La Rivista italiana di educazione sanitaria e promozione della salute, vol. 57, n. 2 aprile-giugno, 220, 2013

Segnaliamo volentieri questo poderosissimo volume che si inserisce in una problematica che da tempo appassiona studiosi e operatori della sanità e non riesce a trovare soluzioni soddisfacenti, salvo poche eccezioni, per rendere più efficace il lavoro del servizio sanitario nazionale: la separatezza fra due pezzi fondamentali del sistema, l’ospedale ancora Moloch indiscusso seppure criticato e la medicina di territorio.

Il tema centrale del discorso, filo conduttore dell’opera, si sviluppa progressivamente attraverso un iter assai articolato che prende in considerazione in pratica tutti gli aspetti del sistema sanitario, dalla storia all’analisi di praticamente tutte le sue componenti, per ciascuna delle quali viene fatta una disamina molto attenta, prendendo in considerazione aspetti gestionali operativi, strumentali. Esempi di concrete realizzazione rendono ben evidenti le argomentazioni presentate dall’autrice. Essa comunque, al di là degli aspetti tecnici, approfondisce anche tematiche di ordine politico e culturale, che ampliano notevolmente il quadro complessivamente presentato. Il lettore potrà trovare spunti per la programmazione, gestione, valutazione accanto a elementi teorici delle varie problematiche all’interno del tema generale della salute e dei vari momenti per la sua tutela e promozione nelle varie articolazioni del servizio sanitario, come anche capitoli dedicati a singoli gruppi di popolazione o a specifici problemi di malattia.

L’approccio usato per l’elaborazione del tema centrale enunciato nel titolo va oltre il senso meccanicistico dei termini di intersettorialità e integrazione, collocandoli all’interno di un processo di interconnessione di rete (anche di conoscenza), nel quale la cooperazione è intesa come un coordinamento di tutti, in base a regole e standard ben definiti ed efficaci. L’intersettorialità diventa dunque non solo mera collaborazione bensì convergenza, come somma delle singole esperienze, conoscenze, scoperte tecnologiche verso un fine comune, realizzando valori “molto più alti della somma delle singole scoperte”, come viene detto dal Prof. Ricciardi nella presentazione. L’Autrice spiega in modo interessante come il lavorare assieme, l’integrarsi fra gli addetti alle diverse attività, possa avvenire costruendo un comune sentire, basato su una conoscenza acquisita collettivamente con scambi continui, nei lavori di gruppo, nei laboratori, insomma in un processo di formazione continua compiuto da tutti, congiuntamente. Accompagnato da un processo di partecipazione democratica, sgombro da ideologie, preconcetti e pregiudizi.

Prof. Lamberto Briziarelli

Università degli studi di Perugia

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